LO PSICOLOGO E LE NUOVE TECNOLOGIE COMUNICATIVE

Come e perchè le nuove tecnologie rappresentano un’opportunità e una sfida per gli psicologi.

 

Per servizi psicologici online intendo i servizi psicologici erogati attraverso le nuove tecnologie comunicative dagli psicologi.
I contenuti di questo scritto possono comunque essere facilmente estesi, rispettando le dovute differenze, anche ad altri professionisti riconosciuti e regolamentati del settore psicologico (psicoterapeuti, psichiatri, etc).
Ho specificato “riconosciuti e regolamentati” perchè le maggiori difficoltà nell’ erogare correttamente un servizio professionale fornito on-line non sono dovute all’aspetto strettamente tecnico e/o tecnologico ma dalla gestione degli aspetti legali, etici e deontologici legati che solo le professioni riconosciute e regolamentate possiedono a tutela dei loro utenti/clienti.

Questo scritto vuole esplorare alcuni aspetti dell’attività dello psicologo nel momento in cui ha l’esigenza di utilizzare i nuovi media tecnologici per erogare i propri servizi. Essendo la legislazione sull’argomento ancora grandemente in via di definizione l’intento del presente video è quello di stimolare la discussione e la creazione di linee guida e/o protocolli al fine di tutelare l’utente finale e garantire una efficace relazione professionista/cliente.

Attualmente l’Ordine degli Psicologi si trova in una situazione ambivalente.
Da una parte c’è l’intenzione di costituire delle regole deontologiche per regolamentare l’erogazione dei servizi psicologici forniti dai professionisti attraverso le nuove tecnologie comunicative, dall’altra non si hanno ancora le competenze necessarie e sufficienti per definire questi riferimenti a causa dell’enorme complessità e l’elevata velocità delle innovazioni che caratterizzano questo settore tecnologico.

Diversamente da molti altri settori che hanno risentito della crisi economica, non è difficile prevedere che la diffusione delle nuove tecnologie comunicative come gli smartphones continuerà a crescere esponenzialmente e che quindi il mercato stesso offrirà opportunità professionali finora sconosciute che richiedono una regolamentazione delle professionalità che vogliono utilizzare questi strumenti.

Per dare un’idea del successo commerciale di queste nuove tecnologie comunicative è stato stimato che l’ultimo prodotto smartphone della casa produttrice Apple rappresenta attualmente lo 0.5% del prodotto interno lordo degli Stati Uniti, un dato che porterà la sola Apple a capitalizzare un valore superiore al PIL della Svizzera.
Visto l’andamento della diffusione di queste tecnologie, la pressione nel regolamentare tale ambito in favore dei diritti dell’utente finale sarà sempre maggiore.
Questo, a mio avviso, è il motivo per cui l’Ordine degli Psicologi consiglia caldamente la creazione di “gruppi di lavoro” nelle varie sedi regionali al fine di esplorare questo settore specifico.

Interessante è notare che ormai non è più un problema tecnico comunicare simultaneamente anche in video a distanza perchè la tecnologia disponibile è già presente e diffusa nel territorio e lo sarà sempre di più e sempre più velocemente.
Rimane però soprattutto un problema di regolamentazione etica e deontologica operare offrendo le stesse garanzie relative la privacy ed il trattamento dei dati personali che, quando si tratta di una relazione non mediata dalle recenti tecnologie comunicative, vengono espletati con una procedura relativamente semplice rispetto la versione “a distanza”.

Ad esempio, se da professionista in un setting tradizionale posso essere sicuro che il mio cliente è solo nel mio studio e quindi so con relativa sicurezza che le informazioni che ci stiamo scambiando rimangono tra me e il cliente, come faccio a garantire la stessa condizione relativa la privacy a distanza attraverso una webcam?
Come mi dovrei comportare da professionista se, ad esempio, durante la sessione mi accorgessi che il mio cliente non è solo? o se all’interno della stanza dove si trova il mio cliente entrasse, a sua insaputa, una terza persona, cosa sarebbe deontologicamente corretto fare?

Come potete rendervi conto queste non sono tematiche marginali lo svolgmento della professione ma anzi richiedono una padronanza degli aspetti etici e deontologici molto specifica e più sofisticata rispetto il contesto di un setting tradizionale perchè il controllo e la gestione dei media attraverso i quali transitano e/o risiedono le informazioni dei clienti/pazienti richiede una conoscenza specifica che normalmente lo psicologo non possiede.

E’ certo vero che nemmeno in una situazione standard in cui un cliente entra nel mio studio ho da professionista un controllo totale sull’uso delle informazioni che ci stiamo scambiando. Se il mio cliente volesse registrare e/o diffondere a mia insaputa tali informazioni attraverso un cellulare, ad esempio, potrebbe farlo comunque contravvenendo però al patto consensuale che ha sottoscritto in precedenza.
Ma c’è una differenza abissale tra questa violazione che comunque ha una definizione di responsabilità molto chiara e l’utilizzo delle informazioni da parte di “terze parti” delle quali potrei servirmi come media comunicativo tra me e il mio cliente.

Faccio un esempio concreto sull’argomento: in Italia molti colleghi utilizzano il sistema Skype per comunicare con i loro clienti. E’ un mezzo semplice da usare, comodo, gratuito e molto diffuso ma ci garantisce, in qualità di professionisti, che le informazioni scambiate non sono utilizzate da terze parti (la società Skype in questo caso) per altri fini?

Negli Stati Uniti la risposta sarebbe no. Il sistema Skype non garantendo i requisiti minimi per soddisfare il protocollo denominato HIPPA creato per proteggere la privacy dei cittadini americani non viene considerato un mezzo idoneo attraverso il quale uno psicologo può operare con un suo cliente. In altri termini per le leggi sulla privacy degli USA Skype non essendo un prodotto di terze parti che garantisce degli standard minimi che tutelano il consumatore non è utilizzabile dallo psicologo americano per svolgere il proprio lavoro.

Naturalmente sta al professionista garantire che le informazioni saranno trattate in una certa maniera ma il punto è questo: da professionisti sappiamo come queste informazioni che transitano attraverso “terze parti” vengono trattate? Visto che dobbiamo sempre garantire si seguire le indicazioni del nostro codice deontologico come possiamo esser certi che le informazioni dei nostri clienti rispettano questi criteri?

In Italia attualmente non abbiamo un protocollo che così chiaramente obbliga a non utilizzare un prodotto di terze parti come negli USA ma tutto fa pensare che anche noi nel prossimo futuro dovremo sviluppare, per garantire i diritti del consumatore cioè del nostro cliente, un protocollo simile.

Usando una felice metafora della Dr.ssa Marlene Maheu, esperta mondiale dell’argomento con la quale collaboro, attualmente ci troviamo in una situazione simile a quella dei primi anni del Novecento quando dal trasporto a trazione animale si passò alle prime automobili che rivoluzionarono nel giro di pochi decenni la mobilità di interi continenti.

Come allora, oggi abbiamo l’esigenza di regolamentare l’uso della tecnologia già disponibile, come allora occorre creare un “codice della strada” che regoli le interazioni sempre più frequenti che avvengono attraverso le nuove tecnologie comunicative per evitare i rischi che, come qualsiasi altro strumento, caratterizzano questi nuovi media.

Nei primi anni del Novecento in un territorio caratterizzato dalla trazione animale l’esigenza di rispettare un limite di velocità sarebbe stato assurdo ed inutile ma con l’avvento delle automobili questo segnale divenne ben presto un’esigenza collettiva. Attualmente stiamo vivendo il periodo storico che sarà caratterizzato dalla creazione di questi “codici della strada” per regolamentare l’utilizzo sempre più massivo delle tecnologie comunicative.

Anche se le indicazioni legislative non sono state ancora definite possiamo comunque dire che lo psicologo che utilizza le nuove tecnologie comunicative deve garantire non solo di essere un esperto nel proprio settore ma anche deve dimostrare di avere una conoscenza piuttosto sofisticata inerente le tecnologie comunicative, internet e le modalità attraverso le quali garantisce l’identificazione e la privacy delle informazioni dei propri clienti.

Dovrebbe essere dovere di ogni psicologo informare il cliente/paziente dei pro e dei contro dell’interazione “a distanza”. La decisione di intraprendere un interazione a distanza o meno dovrebbe sempre tendere a massimizzare il beneficio che l’utente finale ottiene dal percorso previsto in relazione anche della letteratura scientifica presente relativa la tematica specifica su cui si deve lavorare (ansia, stress, etc).

A tal proposito è interessante notare che se fino a qualche anno fa l’interazione tradizionale era vista come lo scenario dove l’efficacia terapeutica era sempre considerata come preferibile rispetto quella mediata attraverso le nuove tecnologie, adesso stanno emergendo degli studi dove, per alcuni contesti specifici, ad essere preferibile è l’interazione “a distanza”. Si veda, ad esempio, l’ampia bibliografia in merito presente nel sito:

 http://telehealth.org/bibliography

I professionisti (psicologi e non) dovrebbero avere una qualche forma di certificazione relativa la loro conoscenza delle tecnologie comunicative utilizzate. Nel prossimo futuro si creeranno queste tipologie di certificazioni per tutelare l’utente/cliente il quale le utilizzerà per verificare l’identità e le qualifiche del professionista.

Da un paio d’anni mi occupo di quest’argomento che mi appassiona particolarmente così, dopo un esperienza negli USA in cui ho lavorato nel settore, ho deciso di diventare uno specialista nell’erogare servizi psicologici on-line attraverso il corso offerto dal TeleMental Health Institute (http://telehealth.org/) diretto dalla Dott.ssa Marlene Maheu (http://marlenemaheu.com/) con la quale collaboro.

Marlene è una specialista riconosciuta a livello mondiale di questo specifico settore e senza dubbio la sua decennale esperienza sull’argomento è la componente più preziosa nel corso che propone infatti molti aspetti pratici che nascono dalla sua esperienza clinica. Oltre ad essere psicologa e autrice di libri e prodotti sull’argomento, fa conferenze in tutto il mondo soprattutto riguardanti gli aspetti etico legali relativi i servizi psicologici on-line.

La Dott.ssa Marlene fa anche parte della Task Force sulla psicologia on-line organizzata dall’APA (American Psychological Association) che ha lo scopo di definire i protocolli che gli psicologi americani dovranno seguire per lavorare on-line nel prossimo futuro.

Il corso offerto dal TeleMental Health Institute (interamente on-line) include alcune tematiche strettamente inerenti la specificità americana (ad esempio presenta delle sezioni dedicate alle leggi interstatali e al modo di ottenere rimborsi dalle compagnie assicurative) ma il rimanente 90% del contenuto è senza dubbio trasferibile ed applicabile al contesto italiano perché tratta soprattutto le dinamiche del mondo on-line che notoriamente non hanno confini geografici.

Consiglio caldamente la certificazione che offre la Dott.ssa Marlene per tutti i colleghi che conoscono l’inglese e che sono interessati ad acquisire le competenze professionali necessarie per incrementare la loro attività privata in modo redditizio, eticamente e deontologicamente sicuro e corretto attraverso le nuove tecnologie online.

Per coloro che volessero iscriversi al corso, in qualità di collaboratore della Dott.ssa Marlene posso fornire uno sconto rispetto il prezzo proposto dal sito istituzionale.

Se sei interessato all’argomento ti invito a cliccare l’immagine qui sopra o contattami direttamente scrivendo a: info@massimoagnoletti.it

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