Epigenetica, l’anello mancante tra la Psicologica e la Biologia

In un mio precedente articolo descrivevo come negli ultimi anni si stiano accumulando tutta una nuova serie di studi relativi l’Epigenetica, cioè dei fattori che determinano la variabilità dell’espressione del contenuto informativo del DNA, che stanno determinando un cambiamento epocale dei paradigmi della biologia e della psicologia.

Ne cito qui solo due perché molto rappresentativi di questa nuova prospettiva scientifica destinata a cambiare il modo di intervenire sul nostro benessere psicofisico.

Il premio Nobel per la medicina Elizabeth Blackburn insieme ad altri colleghi tra i quali la psicologa Elissa Epel (che ho il privilegio di conoscere personalmente) hanno dimostrato nel 2009 che gestire poco efficacemente lo stress accelera il processo d’invecchiamento cellulare genetico predisponendo nel lungo termine a molte malattie cardiocircolatorie e immunitarie.

Questo studio dimostra inoltre che coloro ai quali venivano insegnate efficaci tecniche antistress il processo di invecchiamento cellulare rallentava fino a risultare dell’ordine di grandezza tra i 9 e i 13 anni di longevità rispetto coloro che non mettevano in atto tecniche antistress efficaci.

Uno studio più recente (2012) condotto dalla dott.ssa Elissa Epel della Università della California UCSF, dimostra che essere ansiosi per una possibile situazione futura accelera l’invecchiamento cellulare predisponendo a malattie cardiovascolari e al cancro.

Come si può facilmente capire l’Epigenetica risulta essere (anche dal punto di vista epistemologico) l’ “anello mancante” tra il mondo della Psicologia, confinato e considerato spesso importante unicamente dal punto di vista esperienziale ma non impattante in maniera significativa il mondo fisico e tangibile delle cellule del nostro organismo, ed il mondo della Biologia, delle cellule che compongono il nostro corpo, la nostra fisiologia e quindi quello che generalmente consideriamo il nostro stato di salute più fondamentale.

Se vogliamo vedere la cosa con maggiore dettaglio, gli studi appena citati sull’Epigenetica dimostrano che la quantità e qualità delle esperienze che scegliamo di fare e quindi gli stati mentali che viviamo durante queste esperienze influenzano il livello più intimo del nostro organismo biologico, quello genetico modificandone l’espressione e la longevità.

Oltre una “memoria psicologica” (cognitiva/emotiva/culturale) e la “memoria genetica” dovremmo ormai considerare anche quella “epigenetica” per comprendere al meglio la fenomenologia ed il comportamento umano (pena una sorta di sterile riduzionismo che ha sempre tentato di “incasellare” forzatamente tutti i fenomeni come prodotti dalla “Natura” o dall’ “Ambiente”).

Per comprendere la portata di queste ricerche sull’Epigenetica e le innumerevoli implicazioni (anche cliniche) ho prodotto una slide che ne evidenzia alcuni aspetti principali.

IMG MODELLO MOTIVAZIONALE EPIGENETICO AGNOLETTI

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Personalmente trovo che anche dal punto di vista evoluzionistico una delle implicazioni più rivoluzionarie dell’Epigenetica conduce ad una presa di responsabilità relativa le nostre scelte anche quotidiane molto più estesa e complessa rispetto quella che consideriamo in genere attualmente.

“L’Homo Sapiens  é l’unica specie animale che attraverso la motivazione può scegliere consapevolmente le proprie esperienze in funzione di migliorare la propria memoria epigenetica e quindi il proprio benessere psicofisico.”

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